12.10.16

Lettera aperta a Comix Archive



Come appassionato di Comics, o meglio di Fumetti, ho letto e leggo tanto anche sul web. Il vostro blog è a dir poco stimolante http://comixarchive.blogspot.it/
Nonostante non mi trovo d’accordo su alcuni punti, dopo specificherò, trovo che il vostro lavoro di divulgazione è in parte spunto di riflessione.
Ieri ho avuto modo di scrivere alcuni messaggi con voi, mentre eravamo alla visione di un live su YouTube, argomento vendite Fumetti in Italia. Io sono Mikael Compo, se magari vi chiedete chi sono…
Anche qualche settimana addietro sempre su un similare live, ci eravamo lanciati in affermazioni, evidentemente, diametralmente opposte.
Credo che sarebbe molto più utile articolare la nostra conversazione in maniera più esauriente. Ecco perché ora vi scrivo. Sarei molto lieto di ricevere una vostra risposta alle domande che vi porrò, sentitevi liberi di poter rispondere: qui direttamente nel mio sito o dove preferite. Vorrei comunque poi postare la vostra risposta integrale sul presente sito e nei social che utilizzo.
Ma, vi chiedo una cortesia (poi entrerò nel merito), evitate attacchi personali o turpiloquio, come eviterò anche io. Si dovrà parlare del merito della questione. Se vorrete rilanciare vostre domande al sottoscritto, sarò lieto di rispondervi. Vi ringrazio anticipatamente per l’attenzione.

Prendo come spunto di partenza uno dei vostri recenti post http://comixarchive.blogspot.it/2016/10/dylan-dog-crollo-delle-vendite-90000.html dove affrontate un argomento che comprendo vi sta molto a cuore, ossia le vendite della Sergio Bonelli Editore. Tematica che spesso trattate. Trovo però che il vostro modo di affrontare la questione rimane superficiale. Cerco di spiegarmi meglio. Premettendo che l’Italia è una delle nazioni più rappresentative del Fumetto a livello mondiale (siamo quarti ed è una meravigliosa cosa, Fonte), mi chiedo perché trovo una predisposizione alla gufata, da parte vostra. Come dire: “In Italia va tutto a rotoli anche il Fumetto…” (mia interpretazione, sia chiaro).

Le vostre affermazioni, dal vostro post, in base ai dati di Alessandro Bottero: “la collana mensile di Dylan Dog perde in media ogni anno 10.000 copie”.
Ho letto anche vostri passati conteggi su altre testate Bonelli, ma qualcosa non torna.
Come mi avete riconfermato su YouTube e avete scritto voi stessi in altri post, le copie vendute che riportate sono da attribuirsi alle vendite fatte in Italia nelle Edicole.
Ma i Fumetti non si vendono solo in edicola! (ne ho parlato qui). Anzi direi che gli altri due canali di vendita accorpati hanno un valore di fatturato maggiore delle Edicole. Non vi risulta quindi troppo parziale, poi, argomentare su “crisi, crollo” di vendite basati su dati così parziali?
Ma quanto vendono in percentuale le Edicole rispetto le Librerie, o rispetto le Fumetterie? Basiamoci da questo recente articolo de il Post (già incollato prima) e dai vostri dati che io prendo per buoni.

L’articolo de il Post dice: “...Ma il dato è parziale perché ignora edicole e fumetterie che, insieme, fanno intorno all’80 per cento del mercato…”.
Facendo un rapido conteggio e dando per eccesso di generosità alle Edicole la stessa percentuale di vendite che alle Fumetterie (anche se ci credo poco che le cose sono così paritarie), si può concludere ragionevolmente che le Edicole pesano sul fatturato per il 40%, le Fumetterie il 40%, le Librerie il 20%!
Quindi vi rifaccio la domanda cruciale, su dati che valgono al massimo un 40% del totale fatturato in Italia all’anno sulle vendite dei Fumetti, come potete argomentare su errori del Recchioni nella sua gestione?



Attendo risposte, e vi informo che non ho nessun legame con Sergio Bonelli Editore o con Roberto Recchioni. Ma amo il Fumetto e cerco di dare un opinione equilibrata ai miei lettori.


3 commenti:

  1. Ciao, Mikael! Nessuna difficoltà a rispondere alle tue domande. Puoi porre i tuoi quesiti anche al nostro indirizzo e-mail (comixarchive@libero).

    Cominciamo subito!

    - Soffermandoci alla situazione della Bonelli, la percentuale del 20% del suo venduto nelle edicole è "esagerata". La Bonelli vende oltre il 90% dei suoi fumetti in edicola. In Italia esistono poco più di 120 fumetterie e non tutte trattano fumetti Bonelli, ma solo una parte.

    - Spesso, quando si mettono a confronto edicola e fumetteria, non si fa un discorso separato tra fumetti italiani (per ben oltre il 90% venduti in edicola) e fumetti importati (per oltre il 50-60% in fumetteria). Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato sul fronte "fumetti importati". Pare infatti che il pubblico delle fumetterie si sia assottigliato tanto da convincere la Panini a creare un canale preferenziale direttamente con le edicole mollando le fumetterie. E' nata così l'iniziativa dei Point Panini (per le edicole che vogliono aderire).

    - Trattiamo spesso i dati dei fumetti italiani perché è un argomento molto richiesto. Le nostre statistiche interne dimostrano che gli articoli che parlano di dati di vendita hanno un numero di visualizzazioni molto più elevato degli altri articoli. Ad esempio, il pezzo sulle vendite di Dylan Dog scese a 90.000 copie ha avuto oltre 2000 visualizzazioni contro le 500-600 degli altri pezzi.

    - Nessuna gufata contro Sergio Bonelli Editore! Siamo critici su alcuni temi trattati nei loro fumetti, ma è normale che una cosa del genere accada in un Paese democratico come l'Italia dove il diritto di esprimere il pensiero (anche critico) è scolpito nella Costituzione. Purtroppo, i dati di vendita della Bonelli sono in calo da anni. Non è che possiamo scrivere cose non vere nei nostri pezzi. Se le vendite calano, non possiamo scrivere il contrario. Degli altri non parliamo perché, fatta eccezione per la Panini, gli altri semplicemente non esistono. Panini e Bonelli controllano oltre il 90% del mercato.

    - Le gestione di Roberto Recchioni non è andata bene se per formulare un giudizio di questo tipo ci basiamo sulle vendite. Dylan Dog vendeva 112.000 copie nel 2014. Oggi vende 90.000 copie. La fonte è Bottero, ma Bottero è un personaggio molto potente e influente del sistema fumettistico nazionale e non si è mai sbagliato. Sai, c'è un sistema molto semplice per sapere se una testata sta per chiudere. E' sufficiente che si sparga la notizia che i disegnatori impegnati in qualche collana abbiano avuto lo stop dall'editore. Questo significa che la collana chiuderà a breve. Recchioni ha avuto il merito di riportare Dylan Dog sotto la luce dei riflettori, questo è vero. Ma non è riuscito a invertire la tendenza delle vendite della collana. Nel 2013, quando è arrivato lui, la collana vendeva 120.000 copie. Oggi ne vende 90.000. Nel 2015 vendeva 100.000 copie. Nel 2014 vendeva 112.000 copie! Oggi è uscito un articolo su Repubblica in cui dice che Dylan vende 100.000 copie, ma probabilmente l'autore di quel pezzo ha fatto una grande confusione. Prima ha citato una dichiarazione di Masiero. Nel successivo capoverso ha indicato alcuni dati che si riferiscono a periodi diversi, tra il 2013 e il 2015. Il dato di Dylan Dog di 100.000 copie si riferisce alle sue vendite del 2015. Oggi siamo a 90.000. A questo ritmo, tra 5 anni Dylan avrà dimezzato le sue attuali vendite. A questo punto, posto che il calo di vendite di Dylan non si ferma, la Bonelli dovrebbe cambiare qualcosa. Ma il calo non dipende solo dalle storie che a noi ci sono sembrate più scarse di quella della precedente gestione. Il calo dipende anche e soprattutto da una situazione economica generale di congiuntura negativa che si riflette sul settore.

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  2. Mi fa piacere che avete risposto qui. I lettori potranno prendere le proprie conclusioni. Continuerò a seguirvi e vi auguro buon lavoro.

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